Guerra nel Golfo e caro prezzi: piano Liste Civiche per salvare le imprese
L'impennata dei costi derivati minaccia il sistema Marche. DINO LATINI: "Cambiare impostazione per aiutare chi produce"

Il vento di guerra che soffia dal Golfo non è un evento lontano, ma una minaccia reale e immediata che sta già colpendo duramente il cuore produttivo della nostra regione. L'instabilità internazionale sta provocando un'impennata fuori controllo dei prezzi dei prodotti derivati, dalle materie prime energetiche ai componenti fondamentali per l'industria e l'artigianato. In questo scenario, le Liste Civiche denunciano l'assoluta necessità di un intervento immediato: non possiamo permettere che la crisi geopolitica mondiale si traduca in una desertificazione economica del nostro territorio.
Il coordinamento politico, guidato da Dino Latini, parla chiaro: è il momento di agire ora. Chiediamo con forza che vengano varate le dovute variazioni di impostazione politica ed economica, a partire dal bilancio regionale, per contenere i prezzi e sostenere i settori produttivi più esposti. Il nostro tessuto economico è composto prevalentemente da attività di piccole dimensioni, ditte individuali e piccoli laboratori artigiani che non hanno le spalle abbastanza larghe per assorbire shock di questa portata senza un supporto istituzionale diretto.
Salvare le piccole attività produttive non è solo una scelta economica, ma un dovere sociale. Se crolla la micro-impresa, crolla l'identità stessa delle Marche e la stabilità delle nostre famiglie. "Dobbiamo avere il coraggio di cambiare le impostazioni passate che si sono dimostrate lente e burocratiche", spiegano Bordoni e Agostinelli. "Serve un fondo di emergenza che intervenga sui costi vivi e che permetta alle imprese di continuare a lavorare senza finire fuori mercato a causa di rincari speculativi derivanti dal conflitto".
La visione delle Liste Civiche mette la protezione di chi produce al centro dell'agenda. Mentre la politica dei palazzi osserva gli scenari internazionali, noi dobbiamo occuparci di chi, ogni mattina, apre la serranda a Osimo e in tutta la regione. Contenere i prezzi, snellire le procedure e iniettare liquidità nel sistema sono gli unici modi per "parare i colpi" di un'economia che sembra scivolare verso una fase di incertezza permanente. Ripartire dal sostegno ai piccoli significa garantire che le Marche restino una terra di lavoro e di futuro, nonostante i venti di guerra.



