Osimo e Marche, SOS Imprese: "A rischio un terzo della nostra economia"
La guerra nel Golfo strangola i costi di produzione. Le Liste Civiche: "Intervenire ora con scelte forti, i mezzi ci sono

Non siamo davanti a una normale fluttuazione di mercato, ma a un vero e proprio terremoto economico che minaccia di radere al suolo le fondamenta produttive della nostra regione. Gli SOS lanciati in queste ore da tutte le categorie produttive — dagli artigiani agli agricoltori, dalle piccole ditte individuali alle medie imprese — descrivono una situazione drammatica: l'aumento vertiginoso dei costi indotto dalla guerra nel Golfo sta rendendo impossibile la prosecuzione di molte attività. Il rischio, calcolato e reale, è quello di perdere un terzo delle nostre forze produttive nel giro di pochissimi mesi.
Per il coordinamento delle Liste Civiche, guidato da Monica Bordoni e Tommaso Agostinelli, restare a guardare non è un'opzione. Le istituzioni regionali devono accogliere queste richieste con umiltà e determinazione, mettendo in campo scelte immediate e forti che vadano esattamente nella direzione tracciata da chi il territorio lo fa vivere con il proprio lavoro. Non è vero che mancano le risorse: i mezzi e le possibilità ci sono, basta avere il coraggio politico di operare variazioni di bilancio coraggiose che privilegino la sopravvivenza del sistema Marche rispetto a spese meno urgenti.
Il nostro programma parla di "sicurezza vera", e la sicurezza di una comunità passa inevitabilmente per la tenuta del suo tessuto economico. Se un'azienda su tre chiude, l'impatto sociale sarà una valanga che travolgerà servizi, welfare e famiglie. "Dobbiamo parare i colpi di questa economia di guerra", spiegano Bordoni e Agostinelli. "Le piccole e medie imprese marchigiane sono abituate a lottare, ma oggi il peso dei costi energetici e delle materie prime derivanti dal conflitto nel Golfo è diventato insostenibile".
Chiediamo un intervento che sia diretto, senza passaggi burocratici infiniti: contributi a fondo perduto per l'abbattimento dei costi energetici, sgravi fiscali regionali e garanzie sul credito. Solo così possiamo evitare che la crisi geopolitica mondiale si trasformi in una condanna a morte per la nostra imprenditoria locale. Ripartire dal sostegno a chi produce significa riconoscere che senza queste ditte, senza questi artigiani e agricoltori, non esiste futuro per Osimo né per le Marche. È il momento di agire, prima che il danno diventi irreversibile.



